Ospitato all’interno dell’iconico Hotel Principe di Savoia, fondato nel 1927 e parte di Dorchester Collection, Acanto abbina all’architettura storica dell’edificio ambienti raffinati, frutto della mano dello Studio Celeste dell’Anna, che restituiscono spazi di grande respiro: ampie vetrate illuminano la sala con vista sul giardino all’italiana, modulando la luce in un gioco di armonia che rende l’atmosfera conviviale di giorno e intima di sera.
A guidare la brigata di cucina dall’ottobre 2023 è Matteo Gabrielli, classe 1990, che dopo gli studi a Gallarate ha costruito un percorso di spessore nell’hotellerie di lusso internazionale. Londra segna l’inizio di una carriera cosmopolita: dapprima al Toto’s Restaurant, quindi al Four Seasons Hotel Park Lane con Adriano Cavagnini, maestro che gli trasmette rigore e tecnica. Decisiva l’esperienza al ristorante “Dinner by Heston Blumenthal”, due stelle Michelin all’interno del Mandarin Oriental Hyde Park, dove entra in contatto con una cucina multisensoriale e sperimentale. Rientrato in Italia, arricchisce la propria formazione in ristoranti stellati come Il Pellicano di Porto Ercole e il Petit Royal di Courmayeur, per poi approdare a Milano, prima a Palazzo Parigi e successivamente al Four Seasons al fianco di Vito Mollica. Dal 2019 fa parte della squadra del Principe di Savoia, dove ha lavorato accanto ad Alessandro Buffolino, fino a succedergli alla guida di Acanto.
La filosofia di Gabrielli poggia sulla valorizzazione della materia prima stagionale e locale, con un approccio di apparente semplicità che cela studio e tecnica. Nei suoi piatti convivono eleganza e coraggio, tradizione e innovazione, in un percorso che celebra l’Italia e in particolare la Lombardia, mantenendo l’impronta internazionale che la Dorchester Collection richiede.
Il menu si articola in due grandi proposte: un percorso degustazione da sei portate, creato e aggiornato stagionalmente, disponibile a 125 euro a persona, offerto con abbinamento vini a 180 euro o inclusivo di pairing analcolico a 160 euro; e la carta à la carte, dedicata ai grandi classici italiani rivisitati. Tra gli antipasti spiccano L’uovo bio poché (38 €), servito con scenografica cloche di porcellana che si apre al tavolo, oppure i crudi di mare variabili secondo stagione. Tra i primi domina il risotto, simbolo lombardo, offerto in interpretazioni raffinate come Risotto al burro nocciola con limone, tartare e riduzione di scampi (42 €), mentre tra i secondi si affiancano carni nobili e pesci pregiati, fino al grande classico meneghino Costoletta di vitello alla milanese (55 €). A concludere, la pasticceria di Beniamino Passannante firma dolci d’autore che uniscono leggerezza e precisione tecnica.
La proposta è arricchita dal Sunday Lunch, vera celebrazione del pranzo domenicale: quattro isole tematiche – antipasti, cucina vegetale, ostriche e crudi, panetteria – introducono un’atmosfera conviviale arricchita dalla musica live, cui si affiancano piatti stagionali dello chef e una selezione di dessert curata con maestria.
Elemento di forte identità è anche la cantina, protagonista scenografica all’ingresso della sala con due alte pareti vetrate. Curata dalla storica sommelier Mara Vicelli, raccoglie circa 850 etichette, con una prevalenza di territori italiani e francesi, particolare attenzione ai vitigni autoctoni e una selezione di vini biologici, biodinamici e naturali. L’offerta al calice, servita con Coravin e rinnovata ogni due settimane, assicura varietà e scoperta continua, mentre le 35 verticali permettono viaggi sensoriali attraverso annate diverse. Non mancano vini passiti, Kosher e opzioni analcoliche, fino al carrello dei digestivi.
Il ristorante unisce così raffinatezza gastronomica, ricchezza enologica e un’atmosfera di elegante naturalezza. La cucina a vista, realizzata da Paul Valet, regala al cliente lo spettacolo della brigata al lavoro, mentre il servizio in sala, attento ma mai invadente, accompagna ogni momento con misura.