Il Ristorante Torre fonde arte, architettura e gastronomia in un equilibrio raffinato, all'interno di una location unica. Si trova, infatti, al sesto e settimo piano della Torre della Fondazione Prada progettata da Rem Koolhaas con Chris van Duijn e Federico Pompignoli dello studio OMA. Inaugurato nel 2018, l’edificio completa la sede milanese della Fondazione e si impone come un manifesto dell’architettura contemporanea: linee pulite, ampie vetrate e un dialogo costante tra elementi industriali e calore materico. Lo spazio di 215 metri quadrati è suddiviso tra bar e ristorante, concepiti come un “collage di temi ed elementi preesistenti”, secondo la definizione dello stesso Koolhaas.
L’atmosfera è di una bellezza studiata ma mai artificiosa. Le ampie vetrate a tutta altezza aprono lo sguardo su Milano, mentre parquet, boiserie in legno di noce e pannelli in canapa infondono una sensazione di intimità. Nel bar, il bancone centrale e la bottigliera sospesa diventano protagonisti di un ambiente vibrante, animato da una terrazza che si affaccia sullo skyline urbano. Qui, un camino firmato da Lucio Fontana — con le opere Cappa per caminetto (1949) e Testa di medusa (1948-54) — dialoga con i tavolini Tulip di Eero Saarinen, mentre la ceramica Pilastro (1947) dello stesso Fontana introduce all’area del ristorante.
L’ambiente principale, con 84 coperti disposti su tre livelli sfalsati come un piccolo belvedere, avvolge nell'arte: alle pareti si alternano opere di Thomas Demand, Jeff Koons, Goshka Macuga e John Wesley. L’ultimo livello custodisce gli arredi originali del Four Seasons Restaurant di New York, progettato da Philip Johnson nel 1958, insieme a elementi dell’installazione The Double Club di Carsten Höller. Completano il quadro i piatti d’artista realizzati appositamente per Torre da nomi come John Baldessari, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Mariko Mori e Francesco Vezzoli — un racconto visivo che evolve con il tempo.
All’esterno, la terrazza triangolare di 125 metri quadrati offre venti coperti con vista sui tramonti milanesi, in un’atmosfera più informale ma elegantemente urbana.
Alla guida della cucina dal giugno 2020 c’è Lorenzo Lunghi, fiorentino classe 1986, formatosi tra eccellenze italiane e francesi. Dopo gli inizi al Gambero Rosso di Emanuela e Fulvio Pierangelini (due stelle Michelin), apre con Fulvietto Pierangelini Il Bucaniere a San Vincenzo, dove sviluppa uno stile di cucina rigoroso e attento. A Parigi, lavora con Iñaki Aizpitarte a Le Chateaubriand e Le Dauphin e successivamente al ristorante Saturne (una stella Michelin), dove approfondisce il rispetto per i prodotti naturali e l’amore per i vini biodinamici, divenendo sous-chef per quasi cinque anni.
La sua filosofia si fonda su etica, stagionalità e circolarità “Credo sia più elegante mantenere i piatti semplici piuttosto che appesantirli con troppi elementi”, spiega Lunghi. La semplicità, però, non rinuncia alla sorpresa: ogni ingrediente genuino, proveniente da produttori italiani selezionati come la Macelleria Varvara di Altamura o la Riserva San Massimo per il riso, è lavorato con sensibilità contemporanea. Nulla va sprecato: scarti e residui trovano nuova vita in chips, aceti, salse e oli aromatizzati, mentre gli avanzi del bar diventano condimenti creativi come il kosho di mandarino o bergamotto.
Il risultato si manifesta pienamente nel menu degustazione, un percorso di sette portate (120 €) che varia in base alle microstagioni del Nord Italia e alla disponibilità del pesce, abbinabile a una selezione di vini e cocktail (65 €). È un itinerario libero e contemporaneo, dove armonia, sostenibilità ed eleganza si fondono in un racconto coerente. La proposta à la carte, fedele allo spirito stagionale e immediato della cucina di Lunghi, offre piatti che incarnano equilibrio e autenticità. A pranzo, il ristorante propone invece formule più snelle: antipasto, portata principale e dolce (55 €) oppure antipasto, due portate principali e dolce (75 €), entrambe con acqua e caffè inclusi.
La carta dei vini propone un viaggio tra etichette naturali, uve autoctone e produttori di nicchia accanto a nomi iconici come Bollinger, Pascal Cotatte e Conterno. Un equilibrio consapevole tra grandi maison e piccole realtà europee e mediorientali, costruito per stimolare la curiosità e accompagnare il palato in esperienze sempre nuove.
Il bar, infine, merita una menzione autonoma, anche per la presenza delle sue creazioni nell'abbinamento al menù degustazione. Tra i Signature Cocktails brillano il Taste of Negroni — una degustazione di quattro reinterpretazioni del celebre classico — e il Dirty Martini in stile Torre, preparato con Sipsmith Gin, Torre dirty sauce e salty Vermouth. La nuova cocktail list segue un fil rouge tematico dedicato ai sette chakra, esplorando elementi come terra, acqua, fuoco, aria, suono, luce e pensiero.
Torre è un laboratorio di stile e sensibilità, dove arte, architettura e cucina si fondono in un’esperienza sensoriale completa. In ogni dettaglio, dalla disposizione dei tavoli alla scelta degli ingredienti, emerge la volontà di costruire un luogo in cui il gusto diventa linguaggio culturale e l’eleganza si esprime in un ambiente di rara bellezza, degna controparte a una collezione di opere d'arte straordinaria.