A Capodacqua, piccola frazione pedemontana di Foligno attraversata dal rio Roveggiano, UNE prende il nome dall’acqua in antica lingua umbra e ne fa il proprio filo conduttore. Il ristorante abita un mulino cinquecentesco restaurato con misura: la sagoma rurale e un certo respiro romantico sono stati preservati, mentre la cucina, dichiaratamente contemporanea, scorre al ritmo delle stagioni.
Dentro, gli ambienti si susseguono come capitoli di una storia di pietra e legno. Travi a vista e pietra rossa punteggiano sale diverse per carattere; un arco romano nell’ex loggia introduce prospettive inattese, un giglio inciso su una colonna e mattonelle del XII secolo che sorreggono la tettoia si rivelano a chi sa concedersi tempo. Dalle finestre, il bosco si apre come un arazzo in continua metamorfosi, mentre il tintinnio del ruscello filtra nell’esperienza, invitando a un ascolto lento e sensoriale.
Qui la formalità lascia il passo a una spontaneità calibrata, frutto di un progetto che ambisce a integrarsi in un paesaggio vivo generando un impatto culturale, ecologico e sociale positivo. Guidato da Giulio Gigli, il racconto culinario di UNE intreccia memoria e tecnica. Lo chef, cresciuto tra gesti domestici e rigore appreso dalle nonne, ha poi affinato lo sguardo con esperienze in cucine di spicco come Disfrutar a Barcellona, Le 1947 di Yannick Alléno, Benu a San Francisco e Il Pagliaccio a Roma.
Il suo è un approccio dichiaratamente culturale: essere cuoco significa, per lui, farsi interprete di un luogo e della sua gente, custodendo la memoria con apertura al mondo. La sua ricerca si articola lungo tre assi: il cibo come espressione culturale, il legame con il territorio, letto nella sua specificità umbra e nella sua dimensione ecologica e paesaggistica, e le relazioni, intese come comunità composte da cucina, sala, produttori e ospiti. In tavola, la cucina di UNE è creativa e di sintesi: ricette umbre incontrano tecniche internazionali, aggiornando i codici senza recidere le radici. A sorreggerla è un manifesto che mette nero su bianco la direzione intrapresa.
Creatività Sostenibile da UNE significa cercare soluzioni a basso impatto ambientale e combinarle con metodi avanzati per una proposta che guardi al futuro. Qualità e Stagionalità si traducono in una selezione attenta di materie prime locali e nel rispetto dei cicli naturali, a sostegno anche della biodiversità umbra. La Valorizzazione del Territorio e delle Persone affida ai piatti il compito di far emergere storie, tradizioni e mestieri, promuovendo una filiera corta che riconosce il ruolo dei piccoli produttori. Infine, l'Esperienza Immersiva e Sensoriale rinnova il patto con il luogo: il paesaggio che accompagna l’arrivo riaffiora nel bicchiere d’acqua di sorgente, nel profumo del bosco che si mescola al brodo sul fuoco, nel contatto con la pietra e il legno secolare. Il contesto rafforza il contenuto.
Capodacqua, adagiata tra le colline del pre-Appennino centrale e vegliata dalla Rocca dei Trinci e da un acquedotto medievale ancora in funzione, deve all’abbondanza d’acqua la propria vocazione storica: mulini, frantoi, cartiere hanno scandito la vita del borgo per secoli. Nel mulino che oggi ospita UNE, gli antichi macchinari — macina, presse, fiscoli, giare — sono ancora visibili e la struttura si è trasformata nella “dispensa” del ristorante, dove la materia viene lavorata in conserva con lo stesso spirito di un tempo. L’ecosistema della casa si compone infatti di ristorante, orto, bosco e dispensa, con la cucina come centro di gravità dove territorio, persone e savoir-faire si incontrano.
La filiera è concreta e nomina i suoi protagonisti. Nel tempo, UNE ha tessuto una rete viva di orticoltori, allevatori, cooperative di pescatori di lago, latterie, vignaioli e mastri birrai. Da queste relazioni arrivano in carta prodotti che parlano umbro: tartufo, roveja, aglione, oli d’oliva e altre eccellenze. A dare ulteriore definizione, i nomi propri: Franco, vicino di casa, fornisce piccioni; Federica porta trote fresche da Sellano; Mirca cura le verdure a Nocera Umbra; Gabriele raccoglie miele direttamente nel giardino del ristorante. Il risultato è un mosaico di ingredienti riconoscibili, esito di mani esperte e di un dialogo continuo con chi produce.
La sala riflette questa visione: più che una vetrina, è un luogo da abitare. La luce naturale scivola sulla pietra rosa, il ritmo delle stanze alterna intimità e apertura, e il bosco, a portata di sguardo, fa da contrappunto alla scansione dei piatti. L’esperienza complessiva invita a prendersi tempo: osservare, ascoltare, riconoscere. Il menu di UNE nasce ogni giorno dall’incontro con gli ingredienti di stagione. Coerentemente con l’impegno a ridurre gli sprechi e a rendere la cucina più sostenibile, l’offerta si concentra su due soli percorsi degustazione, Acquedotto (5 portate | €90) e Relazioni (8 portate | €110), oltre al menu dello Chef's Table.
Gli ingredienti, locali e stagionali, sono la bussola, e nella regia di Giulio Gigli queste materie trovano una grammatica aggiornata, capace di trasformare il mulino — un tempo motore produttivo del borgo — in un luogo di relazione culturale, gastronomica e sensoriale. In questo quadro, UNE non si limita a celebrare un territorio: lo abita con consapevolezza, traducendone paesaggio e voci in una cucina moderna, dinamica e profondamente situata.