Chef's Table
Sostenibilità

Territorio, sostenibilità e alta cucina

Ristorante UNE

Foligno (Perugia)

2 Cappelli Guide Espresso

1 Stella Guida Michelin

Prezzo

Posti

Massimo 3

Menù Dedicato

Degustazione

Condizioni Speciali

Varie

Quando Andare

Senza preferenze

Prenotabile

Dal sito

  • Lunedì pranzo e cena
  • Sabato pranzo e cena
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  • Mercoledì chiuso

A Capodacqua, piccola frazione pedemontana di Foligno attraversata dal rio Roveggiano, UNE prende il nome dall’acqua in antica lingua umbra e ne fa il proprio filo conduttore. Il ristorante abita un mulino cinquecentesco restaurato con misura: la sagoma rurale e un certo respiro romantico sono stati preservati, mentre la cucina, dichiaratamente contemporanea, scorre al ritmo delle stagioni.

Dentro, gli ambienti si susseguono come capitoli di una storia di pietra e legno. Travi a vista e pietra rossa punteggiano sale diverse per carattere; un arco romano nell’ex loggia introduce prospettive inattese, un giglio inciso su una colonna e mattonelle del XII secolo che sorreggono la tettoia si rivelano a chi sa concedersi tempo. Dalle finestre, il bosco si apre come un arazzo in continua metamorfosi, mentre il tintinnio del ruscello filtra nell’esperienza, invitando a un ascolto lento e sensoriale.

Qui la formalità lascia il passo a una spontaneità calibrata, frutto di un progetto che ambisce a integrarsi in un paesaggio vivo generando un impatto culturale, ecologico e sociale positivo. Guidato da Giulio Gigli, il racconto culinario di UNE intreccia memoria e tecnica. Lo chef, cresciuto tra gesti domestici e rigore appreso dalle nonne, ha poi affinato lo sguardo con esperienze in cucine di spicco come Disfrutar a Barcellona, Le 1947 di Yannick Alléno, Benu a San Francisco e Il Pagliaccio a Roma.

Il suo è un approccio dichiaratamente culturale: essere cuoco significa, per lui, farsi interprete di un luogo e della sua gente, custodendo la memoria con apertura al mondo. La sua ricerca si articola lungo tre assi: il cibo come espressione culturale, il legame con il territorio, letto nella sua specificità umbra e nella sua dimensione ecologica e paesaggistica, e le relazioni, intese come comunità composte da cucina, sala, produttori e ospiti. In tavola, la cucina di UNE è creativa e di sintesi: ricette umbre incontrano tecniche internazionali, aggiornando i codici senza recidere le radici. A sorreggerla è un manifesto che mette nero su bianco la direzione intrapresa.

Creatività Sostenibile da UNE significa cercare soluzioni a basso impatto ambientale e combinarle con metodi avanzati per una proposta che guardi al futuro. Qualità e Stagionalità si traducono in una selezione attenta di materie prime locali e nel rispetto dei cicli naturali, a sostegno anche della biodiversità umbra. La Valorizzazione del Territorio e delle Persone affida ai piatti il compito di far emergere storie, tradizioni e mestieri, promuovendo una filiera corta che riconosce il ruolo dei piccoli produttori. Infine, l'Esperienza Immersiva e Sensoriale rinnova il patto con il luogo: il paesaggio che accompagna l’arrivo riaffiora nel bicchiere d’acqua di sorgente, nel profumo del bosco che si mescola al brodo sul fuoco, nel contatto con la pietra e il legno secolare. Il contesto rafforza il contenuto.

Capodacqua, adagiata tra le colline del pre-Appennino centrale e vegliata dalla Rocca dei Trinci e da un acquedotto medievale ancora in funzione, deve all’abbondanza d’acqua la propria vocazione storica: mulini, frantoi, cartiere hanno scandito la vita del borgo per secoli. Nel mulino che oggi ospita UNE, gli antichi macchinari — macina, presse, fiscoli, giare — sono ancora visibili e la struttura si è trasformata nella “dispensa” del ristorante, dove la materia viene lavorata in conserva con lo stesso spirito di un tempo. L’ecosistema della casa si compone infatti di ristorante, orto, bosco e dispensa, con la cucina come centro di gravità dove territorio, persone e savoir-faire si incontrano.

La filiera è concreta e nomina i suoi protagonisti. Nel tempo, UNE ha tessuto una rete viva di orticoltori, allevatori, cooperative di pescatori di lago, latterie, vignaioli e mastri birrai. Da queste relazioni arrivano in carta prodotti che parlano umbro: tartufo, roveja, aglione, oli d’oliva e altre eccellenze. A dare ulteriore definizione, i nomi propri: Franco, vicino di casa, fornisce piccioni; Federica porta trote fresche da Sellano; Mirca cura le verdure a Nocera Umbra; Gabriele raccoglie miele direttamente nel giardino del ristorante. Il risultato è un mosaico di ingredienti riconoscibili, esito di mani esperte e di un dialogo continuo con chi produce.

La sala riflette questa visione: più che una vetrina, è un luogo da abitare. La luce naturale scivola sulla pietra rosa, il ritmo delle stanze alterna intimità e apertura, e il bosco, a portata di sguardo, fa da contrappunto alla scansione dei piatti. L’esperienza complessiva invita a prendersi tempo: osservare, ascoltare, riconoscere.  Il menu di UNE nasce ogni giorno dall’incontro con gli ingredienti di stagione. Coerentemente con l’impegno a ridurre gli sprechi e a rendere la cucina più sostenibile, l’offerta si concentra su due soli percorsi degustazione, Acquedotto (5 portate | €90) e Relazioni (8 portate | €110), oltre al menu dello Chef's Table.

Gli ingredienti, locali e stagionali, sono la bussola, e nella regia di Giulio Gigli queste materie trovano una grammatica aggiornata, capace di trasformare il mulino — un tempo motore produttivo del borgo — in un luogo di relazione culturale, gastronomica e sensoriale. In questo quadro, UNE non si limita a celebrare un territorio: lo abita con consapevolezza, traducendone paesaggio e voci in una cucina moderna, dinamica e profondamente situata.

Al centro del progetto gastronomico di UNE si trova lo Chef's Table: un banco esclusivo che dispone gli ospiti su sedie alte, di fronte all’azione, per osservare da vicino ogni gesto della preparazione. La scelta della seduta e del layout definisce un set conviviale e tecnico insieme, dove la dimensione esperienziale trova la sua massima espressione. 

La filosofia, evidente in ogni aspetto dell'esperienza, è quella di una ristorazione sostenibile e in divenire, che integra alta cucina, energia e biodiversità con responsabilità e visione. Il giardino e l’orto costituiscono un laboratorio a cielo aperto: il progetto ripristina la biodiversità praticando la vite maritata – antica tecnica contadina che appoggia le viti agli aceri – per creare habitat protettivi alle colture sottostanti; coltiva specie autoctone e antiche, dal grano antico al pomodoro di San Francesco, e introduce piante esotiche non invasive per ampliare l’offerta senza ricorrere all’importazione.

Tutte le coltivazioni sono biologiche e prive di pesticidi, mentre porzioni di campo lasciate intenzionalmente incolte e fiorite favoriscono l’impollinazione e consentono la produzione di miele di qualità. In cucina, gli scarti organici non si sprecano: diventano ingredienti per nuove preparazioni oppure compost, chiudendo consapevolmente il ciclo dei materiali. L’attenzione all’impronta energetica è concreta: l’adozione di una stufa a legna, alimentata in parte dal bosco di proprietà, si accompagna a una gestione rigorosa dei consumi. La riduzione dei rifiuti e della plastica, il riciclo per tipologia e l’uso di detergenti a basso impatto ambientale delineano, inoltre, pratiche d’esercizio mature. 

L’acqua servita a tavola proviene dalla sorgente della casa, microfiltrata e sicura; la stessa irriga orto e giardino, dove la collaborazione tra specie alimenta un ecosistema capace di sostenere vita vegetale e animale. Il menù è l'espressione di una cucina attenta alla materia prima e alla circolarità dei processi, in una visione compiuta e coerente: ingredienti selezionati, spesso nobili, ma letti attraverso la lente della sostenibilità e della responsabilità produttiva.

Il contatto ravvicinato dello Chef's Table, dove viene servito esclusivamente il menù Relazioni da otto portate con un abbinamento di vini o analcolico, amplifica questa narrazione: qui ogni passaggio è visibile, ogni finitura diventa parte dell’esperienza. Un’esperienza ravvicinata e coinvolgente che unisce a piatti d'autore una visione coerente nel messaggio: una cucina di ricerca sostenuta da pratiche agricole e gestionali responsabili, un ambiente curato nei dettagli artigianali e un percorso in cui la trasparenza del gesto e la sostenibilità non sono cornice, ma sostanza.

Menù Degustazione

Degustazione diversa per cliente

Opzioni alla Carta

Scelte alla Carta Libere

Pairing Vini

Vegetariano

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Ristorante UNE

Ristorante Fine Dining

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Via Fiorenzuola, 37, Foligno (Perugia), Umbria
Telefono:
+39 334 885 1903

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Some 300 acres of undulating organic farmland, woods and gardens in the Tuscan countryside—this is our estate, one we’ve spent the last two decades renovating and rewilding. A river, the Merse, runs through it, as well as an offshoot of the great medieval pilgrimage route, the Via Francigena. Our valley is called the Valle Serena, the "Serene Valley"– understandably so, once you’ve seen it, particularly from a wicker armchair on the veranda of our Villa with a glass of chilled wine at hand.⁠
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120 ettari di terra agricola biologica, boschi e giardini nella campagna toscana—questa è la nostra tenuta, un luogo che curiamo e restituiamo alla biodiversità da oltre due decenni. Attraversata da un sentiero collegato all'antica via Francigena e dal fiume Merse, si affaccia sulla Valle Serena—un nome più che adatto, dice chi l'ha vista, soprattutto osservandola dalla terrazza della nostra Villa, un calice di vino fresco in mano e l'orizzonte infinito negli occhi.

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Dante Ferretti nasce a Macerata.
Le sue origini marchigiane e il legame con la sua terra li ritroviamo spesso anche all'interno di alcune delle sue opere.
Come l'esempio dell'orologio meccanico della Torre di Macerata, il quale lo ha ispirato nel progettare la macchina oraria di Hugo Cabret, per cui ha vinto il terzo Oscar alla scenografia. Gli stessi ingranaggi personalizzano la scenografia della parete degli orologi del Condividere.
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