Il Castello di Albereto è un borgo fortificato situato nella frazione omonima del comune di Montescudo-Monte Colombo, in provincia di Rimini. Le prime menzioni storiche risalgono al 1233 e in seguito il borgo fu rafforzato da Sigismondo Malatesta con la costruzione di una cinta muraria secondo i canoni della tipica “scarpata malatestiana”, completata da tre torri circolari, una torre campanaria e una terrazza panoramica che offre una vista sulla costa riminese.
Il nome "Albereto" deriva dalla presenza di un'antica foresta di querce, tigli, pioppi e pini che un tempo circondava l'area. Oggi, una macchia boschiva di circa 25 ettari rappresenta una delle aree più incontaminate del riminese, apprezzata dagli amanti della natura e delle passeggiate. Il borgo è stato oggetto di restauri nel 2003, che ne hanno valorizzato le caratteristiche vie strette, le basse case in pietra e la terrazza panoramica affacciata sulla vallata del Marano. All'interno del borgo si trova il ristorante, creato sulle rovine della vecchia stalla del Castello, e la sua terrazza offre una vista spettacolare sul mare e sulle campagne circostanti.
La cucina del ristorante Castello di Albereto sfugge alle definizioni convenzionali: non segue etichette né si riconduce a uno stile codificato. È piuttosto un laboratorio in movimento, dove ogni piatto nasce da un intreccio tra radici romagnole e suggestioni raccolte altrove. L’identità gastronomica si costruisce su un confronto continuo tra memoria e scoperta, tra la concretezza della materia e l’apertura al mondo.
Nel piatto convivono ingredienti locali e internazionali, carni e frattaglie, pesci e molluschi, erbe selvatiche e verdure, trattati con libertà e rispetto. A guidare le scelte è un istinto personale, una sensibilità che si affida più al desiderio di mangiare bene che a una scuola di pensiero. I fornitori sono piccoli produttori, spesso artigiani appassionati, selezionati per il loro approccio etico e per la qualità del loro lavoro, ovunque si trovino. Ogni preparazione diventa così il risultato di una riflessione aperta, che mette in relazione gusto, sostenibilità e sguardo contemporaneo.
Il menu viene svelato solo al momento della cena, perché la sorpresa è parte integrante del percorso: l’idea è quella di liberare i sensi da aspettative e schemi mentali, lasciando spazio alla curiosità e all’ascolto. In cucina, ogni proposta nasce da ciò che la stagione e il mercato offrono, con un’attenzione particolare all’uso completo degli ingredienti e alla loro trasformazione.
Foto di Claudia Clemente