Il ristorante Il Monastero fa parte dell'omonimo albergo, uno dei più suggestivi del nostro Paese. Accoglie, infatti, i suoi ospiti all’interno del bellissimo Castello Aragonese d’Ischia, arroccato su un isolotto di roccia trachitica collegato al borgo di Ischia Ponte da un ponte in muratura. Con i suoi 113 metri sul livello del mare e una superficie di circa 56.000 mq, la fortezza custodisce secoli di storia, trasformata oggi in un luogo di ospitalità intimo e autentico.
Un tempo convento di monache clarisse tra il XVI e il XVIII secolo, l’edificio è stato reso accessibile ai viaggiatori negli anni Sessanta, quando i primi ospiti trovavano lenzuola e candele al posto della luce elettrica. L’albergo conserva ancora oggi la sobrietà e il raccoglimento di allora, restituendo il fascino silenzioso della contemplazione.
In questo contesto si colloca il ristorante che, aperto esclusivamente a cena e solo su prenotazione, accoglie un numero limitato di commensali — dieci tavoli in un unico turno di servizio.
Nata inizialmente dal desiderio di riproporre agli ospiti dell’albergo le ricette di famiglia, la cucina è oggi una parte integrante dell’esperienza de Il Monastero e la sua storia si intreccia con quella della famiglia Mattera: nel 1912 il nonno, Nicola Ernesto, acquistò l’intero Castello per 25.000 lire, salvandolo dall’abbandono.
Negli anni Settanta i genitori, Gabriele, pittore, e Karin, grafica tedesca, intrapresero un paziente lavoro di restauro e apertura al pubblico, che portò all’avvio dell’ospitalità alberghiera e della caffetteria, poi trasformata in bistrot. Da quel seme, negli anni Novanta, germogliò il ristorante vero e proprio.
Autenticità e legame con il territorio sono protagonisti. L’orto-giardino, ancora oggi coltivato entro le mura del Castello, fornisce molte delle verdure utilizzate in cucina, come avveniva ai tempi delle Clarisse. Non mancano poi i pani a lievito madre, le carni e il pesce sempre freschi, provenienti da produttori locali.
Oltre all'offerta della cantina, al ristorante potete provare anche il vino del Monastero. Alle spalle dell’orto-giardino, racchiusa dalle mura del Castello Aragonese, si distende, infatti, la piccola vigna da cui prende vita il Biancolella D.O.C. de Il Monastero. In collaborazione con Casa D’Ambra, storica realtà vitivinicola ischitana, vengono prodotte ogni anno circa 600 bottiglie, destinate esclusivamente ad accompagnare i piatti della cucina del ristorante. Un vino raro e identitario, che riflette il legame intimo tra la terra dell’isola e la tavola del Monastero.
Il piatto simbolo della casa sono gli Spaghetti del Monastero, ideati da Gabriele Mattera per accogliere gli amici artisti: una combinazione tanto semplice quanto complessa di pinoli, uvetta e menta, perfezionata nel tempo e divenuta la firma del ristorante.
Da oltre dieci anni, la cucina è affidata allo chef Michelangelo Iacono, giovane ischitano cresciuto nella parte alta dell’isola, dove la cultura contadina e la frugalità hanno forgiato un legame autentico con la tradizione. A lui si deve l’introduzione dei menù degustazione che riprendono e reinterpretano le anime dell’isola: la campagna, il mare e il dialogo tra le due.
Il percorso Cala Cala (€100), tra terra e mare, celebra l’antico rito del baratto fra contadini e pescatori. Proposto come “carta bianca dello chef”, si svela portata dopo portata, raccogliendo i piatti simbolo di quindici anni di ricerca accanto a nuove creazioni.
Il menu Merecoppe (€100) rende omaggio all’entroterra ischitano, un tempo dedito ad agricoltura e allevament. Include piatti vicini alla memoria contadina come la melanzana allo scarpone, il raviolo acqua e farina con coniglio e provolone del monaco, il risone al peperone ’mbuttunato.
Il menu Merevascio (€110) guarda invece al mare e alla cultura dei pescatori ischitani. Il percorso comprende piatti come il crudo mediterraneo, il risotto agli agrumi con totano nero e finocchietto e le lumachine di Gragnano con gamberi, fagiolini, zucchine e critmo marino.
Completano l’offerta il menu vegetale Insula Minor (€90), ispirato all’hortus conclusus del convento, con piatti come la cianfotta napoletana e i ceci di Buonopane con cipolla arrostita e dolci finali.
I menu descritti sono quelli dell'estate 2025, ma le loro caratteristiche sono in grado di raccontare lo spirito di un ristorante che riflette la storia di un luogo e di una famiglia, dove semplicità e autenticità si trasformano in un’esperienza elegante, intima e profondamente ischitana.
Il ristorante, come l'albergo è chiuso da inizio novembre e riapre ad aprile, a cena, dal lunedì al sabato.