ischia. Nella perla del Golfo di Napoli, bellezza naturale, storia e fascino si intrecciano in una narrazione unica. Qui, tra luce marina e pietra che racconta secoli, la cucina di Michelangelo Iacono vibra all’unisono con un luogo dalla bellezza antica: Il Monastero, con la sua sede unica all’interno del Castello Aragonese d’Ischia. È con Chef Iacono che intrecciamo parole e visioni: uno scambio che scorre come un sentiero tra agrumi e tufo, dove ogni risposta svela il patto silenzioso tra storia, territorio e piatto.
Per Chef Iacono tutto parte dal contesto, dalla scelta di essere coerenti con ciò che circonda la cucina e la dirige. Le sue parole sono chiare: "La mia cucina è fortemente influenzata dal castello." E subito aggiunge un principio guida: "Credo fermamente che lo chef debba adattarsi in alcuni contesti per essere coerente con ciò che lo circonda." Qui, nel Castello Aragonese, ogni gesto è misurato, ogni scelta rispettosa: "Il castello è luogo storico, identitario e credo debba essere rispettato." La storia recente de Il Monastero, racconta lo Chef, inizia nel 2011. Allora era “una specie di hotel a conduzione familiare in un contesto meraviglioso”, non aperto agli esterni: si cucinava per gli ospiti dell’albergo, pochi piatti, un menù che cambiava ogni due giorni. Tra sala e cucina in quattro, oggi in quattordici. Una crescita graduale, spontanea, che ha portato all’offerta attuale senza mai snaturarsi.
La sede unica dell'hotel e del ristorante Il Monastero, all’interno del Castello Aragonese d’Ischia, è la spettacolare cornice della sua attenta cucina basata sul territorio. Crediti: Il Monastero
Tra le passioni dello chef, l’orto occupa un posto speciale: il tempo libero ha il profumo della terra, dei semi antichi, della cura quotidiana.
"Sono appassionato di agricoltura e semi antichi", confida; coltiva personalmente un terreno per sé e per la sua famiglia. E nel ristorante, i prodotti dell’orto-giardino del castello sono la trama invisibile che avvolge quasi ogni piatto, con erbe aromatiche e agrumi a fare da bussola: "L’orto è il nostro metronomo che ci indica la strada della stagionalità."
I prodotti dell’orto giardino del castello sono presenti in quasi tutti i piatti, specialmente con le erbe aromatiche e gli agrumi. L’orto è il nostro metronomo che ci indica la strada della stagionalità
La cucina che nasce qui è indissolubilmente intrecciata all’isola. "Sono fortemente legato al mio territorio, i miei menù parlano ischitano", racconta. In tutti e tre i menù si incontrano piatti e ingredienti che richiamano la cucina locale, i gesti, i movimenti, le credenze popolari: tradizioni interpretate nell'oggi, ma con rispetto assoluto. "Sono riviste in una chiave attuale ma rispettano molto la tradizione."
L’identità dei percorsi gastronomici è limpida e insieme poetica: "I menù raccontano Ischia. Merecoppe parla della parte alta, Merevascio della parte bassa e Cala Cala è l’unione tra le due culture." C’è anche un itinerario dedicato al mondo vegetale, Insula Minor. Il messaggio, dice lo Chef, “è semplice”: parlare la lingua dei contadini e dei pescatori attraverso i piatti, senza mediazioni superflue. Il suo consiglio per chi sceglie Il Monastero ha il colore dell’ora perfetta: "Consiglio di arrivare al tramonto", e poi di entrare in cucina e chiedere di fare un giro nell’orto insieme a lui. Un gesto piccolo che apre una porta più grande: "Sicuramente porteranno con sé un’esperienza unica."
"I menù raccontano Ischia. Merecoppe parla della parte alta, Merevascio della parte bassa e Cala Cala è l’unione tra le due culture." . Crediti: Il Monastero
La geografia degli ospiti cambia con le stagioni: nei mesi centrali dell’estate arrivano molti italiani; in media, però, francesi, inglesi, nord europei e americani compongono una comunità internazionale che approda al monastero da ogni latitudine. "Arrivano un po’ da tutto il mondo gli ospiti." E lo sguardo sull’esperienza varia: "Gli italiani sono molto più concentrati sull’esperienza culinaria, lo straniero è molto più attento ad osservare il luogo e la natura intorno."
Il messaggio è semplice , parlare la lingua dei contadini e dei pescatori attraverso i piatti.
Forse, riflette lo Chef, perché in Italia siamo abituati troppo bene e a volte non ce ne rendiamo conto. Ci sono poi storie che ritornano ogni anno, come una marea affettuosa: coppie e famiglie che tornano lo stesso giorno per festeggiare un’occasione speciale, che sognano la cena al monastero per dodici mesi e poi la riabbracciano. "Ogni anno ritornano i clienti per festeggiare un’occasione particolare... Per me questa è una grossa responsabilità."
Nel percorso di Chef Iacono ci sono pilastri che non cedono: "Sicuramente la coerenza, la lealtà, l’etica e soprattutto la consapevolezza di avere la responsabilità di formare nuovi giovani cercando di trasmettere passione, dedizione e serietà." La sua idea di cucina è territoriale nel profondo: "Mi piace molto essere territoriale, parlare la lingua del posto in cui sono nato e ho deciso di restare." L'ispirazione nasce dal conservare un patrimonio unico: "Non amo molto ricercare ingredienti strani importati, piuttosto cerco qualcosa del mio territorio che sta scomparendo."
E quando il piatto arriva in tavola, la sostanza è tutto: "La qualità della cucina deve essere la base." Il servizio dev’essere attento ma mai invadente, gli ospiti messi completamente a loro agio; a tavola, lo Chef invita senza timidezze a fare la scarpetta col suo pane, se lo desiderano. "A ristorante si va per mangiare, pochi ingredienti, immediati, intuitivi ma di grande qualità." E poi una verità semplice, che è anche invito definitivo a venire qui, su questa roccia circondata dal mare, nel cuore di Ischia: "Credo che il monastero vada vissuto, non è facile raccontare una cosa così bella."
Il Monastero
Ischia (Campania)