Nel quadrilatero romano di Torino, a pochi passi dal Santuario della Consolata, AKOYA si inserisce all’interno di Spazio Musa, realtà poliedrica che fa della contaminazione tra arti e linguaggi la propria identità. L’ambientazione è di quelle che restano impresse: muri in pietra del Settecento dialogano con cemento, vetro e oggetti d’arredo dalle tinte sature, in un recupero architettonico che non contrappone antico e contemporaneo, ma li fa convergere con naturalezza.
Ne nasce un luogo che accoglie l’arte contemporanea e i suoi colori con una disinvoltura quasi domestica, ma capace di trasformarsi in palcoscenico per design, moda, cinema, musica e teatro; un microcosmo interdisciplinare e internazionale per vocazione, dove il ristorante convive con cocktail bar, cucina gourmet e party con DJ set senza perdere identità.
Il progetto gastronomico è definito come il risultato di una conversazione tra due chef: Alessandro Daddea e Christian Mandura, in sintonia con lo spirito di Spazio Musa dove i linguaggi si incrociano e generano nuove traiettorie creative. Oltre al menu Omakase che vedremo oltre, AKOYA propone una Lounge in cui la miscelazione incontra una selezione curata di vini e sake, affiancata da una carta di piattini pensati per ogni snodo dell’esperienza – dall’aperitivo a una cena leggera fino al dopocena.
Oltre all'Omakase, il ristorante propone anche il brunch Bonjour Tokyo, in programma ogni domenica dalle 11:00 alle 14:00. Definito come un viaggio tra dolce e salato, tra gesto e materia, è proposto a 50 € a persona e prevede un menù fisso composto da una selezione di piatti, tre panificati home made e una bevanda a scelta dalla carta.
Il menù non scende a compromessi: “una selezione di piatti e bevande che parlano giapponese, senza traduzioni”, che chiarisce che "per il brunch non si accettano intolleranze o allergie" e la coerenza del percorso ha la priorità assoluta.
Ristorante, Lounge e brunch delineano una proposta poliedrica che si inserisce con naturalezza nell’ecosistema di Spazio Musa: un luogo che non è solo cornice, ma cassa di risonanza per una cucina di dialogo, capace di intrecciare il gesto culinario con l’energia di un centro culturale dove arte e convivialità camminano di pari passo.