Storico

Un tavolo per due tra gli antichi bastioni

D.one Ristorante Diffuso

Roseto degli Abruzzi (Teramo)

1 Stella Guida Michelin

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Nel piccolo borgo di Montepagano, in provincia di Teramo, il ristorante D.one abita la storia con l’idea originale e contemporanea di un ristorante diffuso: una costellazione di ambienti ricavati in edifici antichi che punteggiano il vecchio quartiere militare, un percorso da attraversare senza obblighi di linearità, scegliendo di volta in volta lo spazio più adatto all’esperienza desiderata.

La cucina è centralizzata, ma la narrazione si apre in più capitoli: si entra nel seicentesco Furnus Vetus (un tempo forno del paese, oggi ingresso e lounge bar), si prosegue nella saletta con camino della Bottega degli artieri – luogo raccolto che ospita anche esposizioni di artisti abruzzesi e non – e si approda alla sala principale della Fucina del Maniscalco, con un’atmosfera calda ed elegante. 

Per gli eventi c’è l’Antica Baricaia, antica sede di affinamento del vino in barrique, con un giardino che apre lo sguardo su Adriatico, Gran Sasso e Majella; per momenti riservati, il privè Noi Due, di cui parleremo oltre. La cantina, la Crypta Vinaria, custodisce al centro l’antico banco di lavoro di un fabbro con morsa originale e allinea sugli scaffali centinaia di bottiglie: etichette regionali, italiane e internazionali per degustazioni su prenotazione, accompagnate da finger food.

Alla guida della cucina c’è Davide Pezzuto, salentino classe 1980, formatosi tra contesti d’alto profilo – dal Rossellinis di Ravello all’Abac di Barcellona fino a La Pergola di Roma, dove è stato sous-chef di Heinz Beck – prima di approdare a Montepagano. La sua traiettoria professionale si intreccia con una dichiarata fedeltà alla terra: “uomo della terra”, come ama definirsi, ha vissuto un anno nel territorio per assorbirne prodotti e tradizioni e oggi firma una cucina che parla di mare e colline teramane, innestandovi suggestioni personali, fusioni misurate e una ricerca costante dell’equilibrio.

La filosofia gastronomica di D.one mira ad accorciare la distanza fra campagna e piatto. Al ristorante fa da contrappunto un’azienda agricola di venti ettari che alimenta ogni giorno la dispensa. Dalle vigne – Passerina, Primitivo, Merlot, Traminer, Sauvignon blanc e Malvasia – nascono vini, aceto e perfino la marmellata per i formaggi; l’uliveto, gestito con metodi tradizionali ed eco-compatibili, conta quasi duemila piante tipiche del Teramano, soprattutto tortiglione, e produce un extravergine di qualità superiore.

Il grano Senatore Cappelli viene macinato in un antico mulino ad acqua per ottenere le farine di pane e pasta; l’orto scandisce stagionalità e rotazioni, mentre erbe spontanee come borragine, ortica, ruta e cascigni arricchiscono la materia prima di sottobosco. Nel pollaio si preserva una biodiversità quasi perduta: la Gallina Nera Atriana, allevata nell’ambito del progetto “Famiglie Custodi”; in cucina se ne utilizzano esclusivamente le uova, piccole e sapide, non la carne.

La filiera corta, in questo contesto, non è un proclama ma un’infrastruttura concreta che modella identità e ritmo del menu. L’impianto culinario privilegia pulizia del gusto, tecnica consapevole e leggibilità degli ingredienti. Il risultato è una cucina materica e colta, che usa la ricerca per sublimare la tradizione e che trova nell’orto, nello spremitoio e nel mulino di casa la cadenza delle stagioni.

Il progetto, ideato dall’imprenditrice Nuccia De Angelis nell’ambito del recupero del borgo e dell’albergo diffuso Montepagano 1137, ha definito un format originale che porta il concetto di ristorante oltre l’unità di luogo. A testimonianza della qualità dell’insieme, nel 2019 De Angelis è stata riconosciuta “Miglior Ristoratore dell’Anno” dal Gambero Rosso.

L’esperienza al D.one è orchestrata come un itinerario sensoriale nel quale il commensale viene guidato con discrezione: luoghi con identità marcate, una cucina che valorizza la filiera agricola interna e i prodotti del territorio e una cantina curata che sostiene il racconto del piatto. Un percorso di spazi, tempi e sapori pensato per modulare il piacere, tra la solidità delle pietre antiche e la leggerezza di un’idea gastronomica che continua a rinnovarsi. 

Chi desidera prolungare il soggiorno, può varcare la soglia dell’albergo diffuso del borgo e completare così un’esperienza che unisce ospitalità, paesaggio e cucina in un’unica, coerente narrazione.

Nel cuore di Piazzetta delle armi, 55, il Privée Noi Due riporta alla luce un frammento di storia locale: qui un tempo pranzava il piccolo presidio militare a guardia dei bastioni. L’ingresso, abbracciato dalle antiche mura difensive, apre a scorci panoramici ed è introdotto da un percorso d’accesso dal carattere quasi teatrale, un antico cammino rischiarato da eleganti lanterne che prepara, con misura, all’intimità dell’esperienza.

All’interno, la regia dello spazio è intima e avvolgente: camino, un piccolo divano e un unico tavolo pensato esclusivamente per due. Un luogo raccolto, dedicato alla coppia, dove la dimensione gastronomica convive con una precisa atmosfera. 

La filosofia è quella della riservatezza totale e della personalizzazione. L’accoglienza inizia con un calice di Champagne di benvenuto e finger food, mentre d’inverno il tepore del camino costruisce un contesto ovattato e accogliente; nella bella stagione, invece, il servizio si espande nella piazzetta privata antistante, restituendo una sensazione di quiete fresca e un contatto diretto con il fascino del borgo.

La possibilità di far suonare la propria musica preferita o di prenotare altri optional, come il Sassofono live nella piazzetta all’arrivo, accentua la natura su misura del percorso, così come l’opzione di organizzare la consegna a sorpresa di un regalo.

Sul fronte culinario, l’impostazione è quella di un menu degustazione scandito da una progressione classica: benvenuto dello chef con assaggi di stagione, tre antipasti, due primi, un secondo, pre-dessert, dessert, piccola pasticceria e, in chiusura, caffè orientale servito con il tradizionale servizio turco ottomano. La scelta primaria guarda al mare, con un menù a base di pesce, ma si può richiedere un menu di terra, vegetariano o vegano. 

L’ambiente gioca un ruolo non secondario nella riuscita del racconto gastronomico. La fiamma del camino in inverno, il divano come piccola anticamera del pasto, la luce delle lanterne lungo il tragitto e il valore scenico delle antiche mura definiscono un’estetica sobria ma evocativa.

Il costo è fissato in 180 euro a persona, con coperto e acqua inclusi e vini esclusi, e può variare in occasione di Capodanno e San Valentino. Un format che punta su intimità e personalizzazione in un contesto di grande fascino.

Menù Degustazione

Degustazione diversa per cliente

Opzioni alla Carta

Scelte alla Carta Libere

Pairing Vini

Vegetariano

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D.one Ristorante Diffuso

Ristorante Fine Dining

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Via del Borgo, 1, Roseto degli Abruzzi (Teramo), Abruzzo
Telefono:
+39 085 894 4508

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Welcome to Executive Chef Matteo Panfilio's kitchen – a highly exclusive dining experience hosted in an intimate setting overlooking the private garden. Watch the chef use his in-depth knowledge, skill and creativity to prepare a seasonal tasting menu only using the finest local ingredients. A challenge that only the best can exceed.

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Some 300 acres of undulating organic farmland, woods and gardens in the Tuscan countryside—this is our estate, one we’ve spent the last two decades renovating and rewilding. A river, the Merse, runs through it, as well as an offshoot of the great medieval pilgrimage route, the Via Francigena. Our valley is called the Valle Serena, the "Serene Valley"– understandably so, once you’ve seen it, particularly from a wicker armchair on the veranda of our Villa with a glass of chilled wine at hand.⁠
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120 ettari di terra agricola biologica, boschi e giardini nella campagna toscana—questa è la nostra tenuta, un luogo che curiamo e restituiamo alla biodiversità da oltre due decenni. Attraversata da un sentiero collegato all'antica via Francigena e dal fiume Merse, si affaccia sulla Valle Serena—un nome più che adatto, dice chi l'ha vista, soprattutto osservandola dalla terrazza della nostra Villa, un calice di vino fresco in mano e l'orizzonte infinito negli occhi.

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