Nel cuore incontaminato dell’Aspromonte, a Santa Cristina, il ristorante Qafiz si inserisce in una dimora storica del Settecento che unisce memoria agricola e visione contemporanea. Il complesso, già residenza estiva della famiglia Ruffo di Scilla e poi, dal 1900, proprietà dei Rossi, custodisce dieci ettari di uliveto, una collinetta panoramica e una zona di relax lungo un fiume balneabile punteggiato da piccole cascate.
Gli ambienti, ristrutturati negli anni Novanta e valorizzati da un design di Rossella Audino, conservano materiali e architetture di pregio: antichi mattoni, pavimenti in graniglia, la caratteristica pietra verde di Delianuova, volte a botte e volte a crociera. Il giardino, ampio e rigoglioso, si apre su una piscina scolpita nel paesaggio tra mare e montagne, proiettando gli ospiti in un dialogo costante con il territorio.
Alla guida della cucina, Nino Rossi approda all’alta ristorazione per una via personale: parte dai banchetti e dagli eventi, studia da autodidatta mentre porta avanti l’attività di ristorazione, inaugura Villa Rossi e, nei periodi liberi dall’impegno in Calabria, entra in cucina all’Arthhaus Hotel di Davos. Nel 2016 apre Qafiz, che nel 2019 ottiene la stella Michelin e, nello stesso anno, i tre cappelli de L’Espresso: riconoscimenti che fotografano una maturità costruita passo dopo passo, con caparbietà e curiosità.
Il progetto gastronomico vuole liberare la Calabria dai cliché, mettendo in luce una biodiversità sorprendente e la possibilità di declinarla in un contesto di fine dining. La filosofia si fonda sul rapporto con l’Aspromonte, inteso come alleato creativo: il paesaggio suggerisce percorsi, imprime ritmo a stagioni e raccolti, orienta una cucina di ricerca che lavora sul dialogo fra uomo e natura.
La squadra pratica il foraging insieme a un esperto di alimurgia, riportando in menu erbe, profumi e suggestioni scoperte in gole, sorgenti e boschi. Ne deriva un’identità culinaria che prende avvio dal gusto per definire poi cromie e geometrie del piatto, così da sostenere l’esperienza della degustazione con vivacità e funzionalità.
La mano di Nino Rossi è precisa, tecnica, moderna; dichiara attenzione assoluta alla materia prima e accoglie contaminazioni d’oltralpe coltivate fin dall’infanzia. Tra le aree di approvvigionamento spiccano Bovesia, Ciminà e l’area grecanica, risalendo verso Gambarie: qui entrano in gioco ingredienti simbolo come abete bianco, porcini e grandi ovini al pascolo, selezionati per raccontare l’altitudine di un territorio che cambia a pochi chilometri dal mare.
L’esperienza del ristorante si completa con l’Aspro Cocktail Bar, estensione naturale di Qafiz, ospitato in un casale del Settecento con dehòr scenografico, Lounge in giardino e un salotto che introduce un lungo tavolo social. Le sale affacciano direttamente sul grande giardino con piscina e proiettano lo sguardo sulle quinte dell’Aspromonte: spazi eleganti e versatili, pensati per un aperitivo o un dopocena dopo il Chef’s Table.
Qui la proposta beverage riflette il carattere del luogo: miscelazioni che filtrano passioni e ispirazioni attraverso le suggestioni di un territorio “crudo”, da esplorare con sensibilità.
L’ospitalità si estende a “Casa Qafiz”, dove gli ospiti possono sostare dopo cena in camere accoglienti. L’atmosfera domestica è quella di una casa di campagna signorile: saloni ampi, volte antiche e un Tinello fornito di prodotti selezionati da Nino Rossi accompagnano i diversi momenti della giornata. Una passeggiata nel giardino, un’escursione veloce fino al fiume incontaminato o tra le ombre degli uliveti consente di immergersi in un microcosmo coerente con la cucina.
La transizione verso un’ospitalità poliedrica – tra fine dining, accoglienza di charme e innovazione – è stata orchestrata negli anni Duemila dallo chef con il supporto manageriale della sorella Antonella, nel segno di una continuità familiare che radica ogni scelta nella storia della tenuta. In questo quadro, Qafiz appare come un luogo in cui territorio, architettura e tavola si tengono per mano.
L’Aspromonte va oltre il contesto geografico e suggerisce gesti, mette alla prova le tecniche, alimenta una narrazione che passa dai raccolti alla mise en place. È qui che il progetto di Nino Rossi trova compimento, trasformando un contesto naturale potente in una leva creativa capace di rinnovare, con misura e precisione, l’immagine gastronomica della Calabria.