a Ischia, nel cuore del Golfo di Napoli, la bellezza del paesaggio non ha bisogno di presentazioni. È qui che Chef Nino Di Costanzo ha trasformato la casa di famiglia, tra opere d'arte e uno spettacolare giardino, in un luogo che non si limita a servire alta cucina, ma racconta una storia. Qui, ogni passaggio è essenziale, ogni dettaglio ha un significato. Lo Chef parla degli Chef’s Table con la naturalezza di chi apre la porta di casa e fa strada verso la cucina. “Lo spirito degli Chef’s Table di Daní Maison è molto semplice: accorciare le distanze”, spiega. “Non è un ‘format’, è un invito ad entrare nella mia cucina, nel mio modo di pensare. È un’estensione naturale del ristorante, non qualcosa di separato. La sala racconta un’idea di accoglienza, lo Chef’s Table racconta il cuore operativo di quell’idea.” È lì che il racconto si fa diretto, visibile, con la concretezza della fiamma e il passo della brigata.
Gli Chef's Table offrono un'esperienza più immersiva, diretta e intensa della cucina di Chef Di Costanzo. Crediti: Daní Maison
L’idea, racconta Chef Di Costanzo, è nata “dal desiderio di condividere il processo creativo”. L'apertura a dare forma a un dialogo profondo. “Nel tempo si è evoluta perché sono cambiato io. Oggi è più matura, più consapevole. Non è esibizione tecnica, è dialogo.” Al centro, la relazione: “Chi siede lì deve sentire l’energia della brigata e il ritmo del servizio.”Sedersi allo Chef’s Table significa cambiare prospettiva. “In sala il cliente vive l’emozione del piatto finito. Allo Chef’s Table vede nascere ogni passaggio, percepisce tensione e concentrazione. È più immersiva, più diretta, anche più intensa.”
I menu, spiega Chef Di Costanzo, nascono sempre da punti di riferimento comuni: “dalla stagionalità e dal territorio campano”. Ma davanti al banco, il racconto si può spingere oltre. “Allo Chef’s Table posso permettermi di spingere un po’ di più sulla narrazione. A volte inserisco un piatto in anteprima, oppure un passaggio più tecnico, spiegato mentre prende forma.” In parallelo, la prestigiosissima cantina non pecca mai di vanità.
A chi sceglie lo Chef’s Table consiglio di arrivare con curiosità e senza fretta. Non è solo una cena, è un’esperienza di ascolto. Bisogna lasciarsi guidare.
“Gli abbinamenti vengono costruiti con grande rigore. La nostra cantina è importante, ma non scelgo mai un vino per il nome. Cerchiamo coerenza, profondità, equilibrio. L’abbinamento deve amplificare il piatto, non sovrastarlo.” Ogni selezione è oculata: “A volte un grande Champagne è perfetto, altre volte un vino del territorio è più emozionante.”
A chi opta per questa posizione privilegiata, Chef Di Costanzo suggerisce di entrare con fiducia. “A chi sceglie lo Chef’s Table consiglio di arrivare con curiosità e senza fretta. Non è solo una cena, è un’esperienza di ascolto. Bisogna lasciarsi guidare.”
La platea che abbraccia questa esperienza è differenziata. “La clientela è molto internazionale. Negli ultimi anni prevalgono ospiti stranieri, ma gli italiani che scelgono lo Chef’s Table lo fanno con grande consapevolezza.” E se cambiano i codici culturali, non cambia la risonanza finale: “Cambia l’approccio culturale, ma l’emozione finale è universale.”
Quando chiediamo allo Chef se ha ricordi speciali legati allo Chef's Table, ci parla di momenti condivisi: “Coppie che hanno scelto quel tavolo per celebrare momenti importanti, giovani cuochi che osservavano ogni gesto in silenzio.” E aggiunge: “Mi colpisce quando percepisco che qualcuno comprende davvero il lavoro che c’è dietro.” E se c’è un punto che più di tutti restituisce il senso dello Chef’s Table, è la sua trasparenza. “Se devo aggiungere un pensiero, direi che lo Chef’s Table è verità. Non c’è filtro. È il luogo dove si vede chi sei davvero come cuoco.”
Il percorso di Chef Di Costanzo affonda radici nella disciplina e nel viaggio. “Nel mio percorso professionale i momenti che mi hanno segnato di più sono quelli di formazione e le sfide affrontate lontano da casa. Ogni passaggio mi ha insegnato disciplina e rispetto.” Poi il rientro, con la realizzazione di un progetto importantissimo: “Il ritorno a Ischia e la costruzione di Daní Maison sono stati il punto più importante della mia vita.”
La sua cucina e il suo rapporto con l'arte, una presenza costante nel ristorante, vivono su una linea sottile e chiarissima: “La mia filosofia è equilibrio tra memoria e contemporaneità. L’arte per me non è decorazione, è linguaggio. Ogni piatto deve avere un’identità precisa, deve raccontare qualcosa.”
Creatività, tecnica e territorio si uniscono nel dessert Napul’è, una delle icone del ristorante. Crediti: Daní Maison
Daní Maison, prima ancora di essere un ristorante, è un luogo abitato da memorie. “Daní Maison nasce da una storia personale, dalle mie radici, dalla cultura campana. È una casa prima ancora che un ristorante. Dentro ci sono ricordi, territorio, tecnica, ricerca estetica. Tutto convive in modo coerente.” In questo equilibrio, i tre cardini della sua cucina si tengono per mano: “Creatività, tecnica e territorio devono sostenersi a vicenda. Senza tecnica la creatività resta idea. Senza territorio perdi identità. Senza creatività non evolvi.”
Creatività, tecnica e territorio devono sostenersi a vicenda. Senza tecnica la creatività resta idea. Senza territorio perdi identità. Senza creatività non evolvi.
La tavola, allora, non è un semplice perimetro, ma una relazione a più voci: “L’esperienza della tavola per me è relazione. Non conta solo ciò che c’è nel piatto, ma il ritmo del servizio, l’armonia della sala, la luce, il silenzio quando serve. È un insieme.” E alla fine, il proposito resta nitido come l’orizzonte di Ischia nelle giornate terse: “In generale, a Daní Maison cerchiamo autenticità. Non vogliamo stupire a tutti i costi. Vogliamo lasciare un ricordo vero, profondo, che resti nel tempo.” In questa isola magica, l’esperienza firmata da Chef Di Costanzo è un invito a guardare dentro il gesto, a condividere il battito della cucina e a trasformarlo in un ricordo intenso e duraturo.
Daní Maison
Ischia (Campania)