a Firenze, dove l’occhio si perde tra i tetti color terracotta e il verde dei colli, le parole di Chef Filippo Saporito e Chef Ombretta Giovannini arrivano come un profumo caldo dalla cucina: raccontano di armonia e rispetto, di bellezza cercata e custodita. Ci parlano del ristorante come di una casa che respira con chi la abita. “Abbiamo cercato di lavorare in un ambiente armonico e bello dove anche i nostri collaboratori possano essere se stessi e vivere bene insieme a noi. Meglio trattiamo i nostri ragazzi, meglio loro tratteranno i nostri ospiti.”
In queste parole si sente la radice profonda di un’ospitalità che parte dal team, prima ancora che dal piatto, e diventa naturale promessa al tavolo. Il contesto, a Villa Bardini, non è uno scenario: è un principio guida. Gli Chef lo dicono con la serenità di chi sa che il luogo incide sul gesto, lo educa. “L’ambiente che ci circonda influisce benissimo sul nostro modo di lavorare. La ricerca del bello, in tutti i suoi aspetti, diventa quasi ‘obbligatoria’ in un contesto come questo. Siamo in linea e in estrema collaborazione con la Villa nell’esaltare al meglio la fortuna che abbiamo di lavorare in un contesto simile.” Non è una posa: è un patto, tra paesaggio e cucina, tra storia e presente.
I giardini di Villa Bardini hanno quella scenografia che mette d’accordo il cuore e la lente di una macchina fotografica. Come spiegano gli chef: “gli spazi del giardino sono scenograficamente meravigliosi. Non a caso sono stati usati in molte pubblicità prestigiose e in contesti importanti (come non ricordare la sfilata di moda mondiale di Dolce & Gabbana di qualche anno fa)”. Da qui nasce il picnic gourmet: “L’idea è nata per far godere ai nostri ospiti la meraviglia del giardino nei suoi momenti stagionali più scenografici.”
La qualità degli ingredienti e l'attenzione agli ospiti accomunano questa esperienza in uno scenario unico a quella del ristorante che lo propone. Crediti: La Leggenda dei Frati
È un’esperienza che conserva l’anima di un fine dining, ma indossa la leggerezza dell’erba sotto i piedi. All’arrivo, racconta lo Chef, “viene consegnato un cestino con le nostre preparazioni (alcune più lavorate e altre meno, naturalmente studiate per il contesto di dove vengono consumate; la connessione con la nostra cucina fine dining è sulla qualità degli ingredienti e sul fatto di cercare di far star bene i nostri ospiti) e una coperta”.
Gli ospiti raggiungono lo spazio sopra il glicine, tra gli ulivi, si siedono dove preferiscono e lì li raggiunge la brigata con le bevande alla giusta temperatura. Il resto è panorama e tempo che si allarga, un pranzo di rara suggestione. C’è una comunità riconoscibile anche in chi sceglie questa esperienza: “Il 90% dei nostri clienti sono stati italiani, l’età media dai 25 ai 50. La maggior parte conosceva il nostro ristorante.”
Immagine di wirestock su Freepik
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Firenze (Toscana)