antica città romana, Modena attraversa i secoli portando con sé tracce di imperi, signorie e rinascimenti: qui la gastronomia non è solo tradizione, ma identità culturale e ricerca continua, e la città, per chi ama la grande cucina, è una destinazione imprescindibile. In questo contesto unico, Chef Luca Marchini ha dato una forma personale di grande fascino all’idea di tavola. Quando ci parlando del suo Chef’s Table a L’Erba del Re, traspare subito il valore dell'esperienza: “Lo Chef’s Table è un’attenzione in più che riusciamo a volgere nei confronti dei nostri ospiti, creando una completa immersione all’interno di una cucina.” Per Chef Marchini la ristorazione è una somma equilibrata di attenzioni, un gesto compiuto di accoglienza e soddisfazione. L’esperienza accanto ai fuochi non è un esercizio di stile, ma il naturale prolungamento di quella filosofia: un modo per illuminare il lavoro, farlo percepire, condividerlo.
Nasce da lì, ci racconta lo Chef, l’idea dello Chef’s Table: dal desiderio di “creare maggiore relazione tra colui che cucina e colui che si siede alla nostra tavola.” Una relazione concreta, fatta di “profumi, di visione di gestualità, di scambio di parole” che nel tempo ha trovato “sempre più equilibrio e precisione nell’espressione.” Accostarsi al pass, in questa visione, significa ridurre le distanze: “La contestualizzazione all’interno di una cucina aumenta la condivisione con colui che materialmente sta cucinando per te. Non più domande su come potrebbe essere, ma visione di cosa effettivamente avviene.” Non c’è filtro: il piatto arriva come risultato visibile di un’azione che il cliente ha potuto osservare, quasi leggere, in diretta.
Un'esperienza a contatto diretto con lo Chef per percepire la cucina da un punto di vista privilegiato. Crediti: L'Erba del Re
In questa dinamica, la cucina diventa un linguaggio con sintassi e ritmo, e Chef Marchini lo scandisce con naturalezza, incarnando quel punto d’incontro in cui sensibilità e tecnica si stringono la mano.
Il menù dello Chef’s Table è un percorso a tutto tondo. “Il menù deve essere rigorosamente di ampie vedute, si deve creare un percorso di stimoli gustativi e di percezioni che solo più numerose portate possono soddisfare.” Anche gli abbinamenti con vini e bevande, sottolinea lo Chef, sono frutto di metodo: “Gli abbinamenti con vini e bevande sono frutto di uno studio tecnico dato da analisi di prodotto cibo-vino-bevande.” Nessuna improvvisazione, dunque, ma la ricerca di incastri sensoriali che abbiano ragione e misura. Per chi si siede allo Chef’s Table, lo Chef consiglia di abbracciare il viaggio: “Noi proponiamo un menù alla cieca ‘Espressione’: 10 portate più amuse bouche e piccola pasticceria (il nostro lievitato FioRe).” Il resto è fiducia: “Bello lasciarsi consigliare e trasportare in un susseguirsi di portate da cui si generano solo emozioni e curiosità.”
L'Erba del Re
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Modena (Emilia Romagna)